
Roma si è svegliata sotto una pioggia sottile ma insistente in questo primo weekend del 2026, un clima uggioso che sembra riflettere perfettamente l’umore sospeso e carico di tensione che avvolge lo Stadio Olimpico. Oggi, alle 12:30, non va in scena solo Lazio-Napoli. Va in scena un trattato di filosofia calcistica, un duello psicologico tra due maestri che, per motivi diversi, non possono permettersi di fare un passo indietro.
Da una parte c’è Maurizio Sarri, il “Comandante” ferito dal mercato e costretto a reinventare la sua creatura geometrica; dall’altra Antonio Conte, il condottiero di un Napoli che cerca di abbattere l’ultimo tabù della sua carriera in Serie A.
Il tabù di Conte e la “bestia nera” Sarri
C’è un dato che ronza nella testa di Antonio Conte più di qualsiasi schema su palla inattiva: non ha mai battuto Maurizio Sarri in Serie A. Sembra incredibile per un allenatore che ha vinto tutto, ma i precedenti parlano chiaro. Nelle sfide risalenti alla stagione 2019/20, quando Conte guidava l’Inter e Sarri la Juventus, fu il tecnico toscano a trionfare sia all’andata che al ritorno.
Oggi il Napoli arriva da favorito, forte della recente Supercoppa e di una solidità difensiva ritrovata (tre clean sheet consecutivi), ma la Lazio di Sarri rappresenta l’antitesi tattica perfetta per il sistema contiano. La Lazio non ti concede la profondità se non vuole; ti costringe a palleggiare in zone sterili per poi colpirti quando perdi la pazienza. Conte lo sa, e il suo silenzio stampa pre-partita – condiviso curiosamente anche da Sarri – è il segnale di una concentrazione monastica. Niente parole, solo campo. Niente distrazioni in un gennaio che prevede 8 partite in 24 giorni.
Lazio: L’emergenza come opportunità tattica
Se guardiamo alla distinta della Lazio, la parola d’ordine è “emergenza”. La cessione fresca di Taty Castellanos al West Ham ha lasciato un vuoto pneumatico al centro dell’attacco, aggravato dalla partenza di Boulaye Dia per la Coppa d’Africa. Sarri si trova senza un centravanti di ruolo.
Ma è proprio qui che il match diventa affascinante. Senza il riferimento fisico, Sarri rispolvera il “falso nueve“. Tijjani Noslin è l’uomo chiamato al compito ingrato e fondamentale: svuotare l’area per riempirla. Il suo movimento a venire incontro non serve solo a toccare palla, ma a disordinare la linea a tre del Napoli. Se Rrahmani lo segue, si apre un’autostrada centrale per gli inserimenti di Zaccagni e Cancellieri; se Rrahmani resta fermo, la Lazio guadagna un uomo in più a centrocampo per il palleggio.
È una mossa rischiosa, figlia della necessità, ma che potrebbe mandare in tilt i meccanismi di marcatura a uomo “nella zona” tipici di Conte. La chiave sarà Mattia Zaccagni: con Di Lorenzo impegnato nel ruolo di braccetto destro e spesso proiettato in avanti, l’esterno biancoceleste potrebbe trovare quegli spazi intermedi vitali per far male. Zaccagni è l’unica vera fonte di luce creativa in una squadra che deve affidarsi al dribbling e all’imbucata del suo capitano.
Napoli: Nuovi equilibri e potenza verticale
Dall’altra parte, il Napoli si presenta con una fisionomia tattica ormai consolidata, fatta di solidità e verticalizzazioni immediate. Nonostante l’ormai persistente assenza pesante di Romelu Lukaku, la squadra di Conte mantiene una pericolosità offensiva intatta, seppur con caratteristiche diverse.
Al posto del belga c’è Rasmus Højlund. Il danese, reduce da una doppietta contro la Cremonese, offre meno protezione palla spalle alla porta, ma una velocità in campo aperto che può rivelarsi letale per la coppia centrale della Lazio, Gila-Romagnoli. Il piano gara sembra chiaro: attirare il pressing della Lazio per poi scatenare la corsa di Hojlund negli spazi.
A supporto della punta agirà un tridente ridisegnato con David Neres e il “cavallo di ritorno” Eljif Elmas. Il macedone, tornato in azzurro dopo la parentesi al Lipsia, garantisce quell’equilibrio tattico che Conte adora, coprendo le spalle alle sfuriate offensive dei quinti di centrocampo e permettendo alla squadra di non sbilanciarsi.
In mezzo al campo, la vera arma impropria è Scott McTominay. Lo scozzese non è solo un mediano, è un incursore totale. I suoi inserimenti senza palla sono l’incubo di ogni difesa a zona. Chi lo prende quando si butta dentro? Cataldi ha il passo per seguirlo? È lì, nel cuore del campo, che la fisicità del Napoli rischia di schiacciare il trio leggero della Lazio.
Meteo e variabili impazzite
Non sottovalutiamo il fattore ambientale. Le previsioni danno pioggia su Roma. Un campo pesante favorisce chi ha più forza fisica (Napoli) e penalizza chi deve far viaggiare il pallone rasoterra velocemente (Lazio). Inoltre, l’orario delle 12:30 è storicamente indigesto alle squadre di Sarri, che faticano a carburare nei bioritmi diurni, mentre le squadre di Conte, abituate a sessioni di allenamento militari, sembrano immuni all’orologio.
Cosa aspettarsi?
Tutti gli indicatori – stato di forma, assenze, meteo, qualità della rosa – puntano verso Napoli. I mercati predittivi danno gli azzurri favoriti col 43% di possibilità di vittoria contro il 26% della Lazio. Eppure, il calcio non è matematica. La Lazio all’Olimpico si trasforma, e Sarri, quando è con le spalle al muro e dato per spacciato, tira fuori spesso i suoi capolavori tattici.
Se la Lazio riuscirà a “congelare” il ritmo, a non farsi prendere dalla frenesia e a isolare Zaccagni nell’uno contro uno, potremmo assistere a una sorpresa. Se invece il Napoli riuscirà a sbloccarla presto, costringendo la Lazio ad aprirsi, potremmo vedere una goleada in contropiede.
Mettetevi comodi. Tra il Sarrismo d’emergenza e il Contismo d’assalto, ci sarà da divertirsi.
Giulio Ceraldi
Forza Napoli. Sempre.
Lascia un commento