Tifosi inglesi allo stadio il 26 dicembre

L’anatomia di un rito collettivo

C’è un momento preciso, nel Regno Unito, in cui il Natale finisce ufficialmente e inizia qualcos’altro. Non è quando si ripongono le decorazioni, ma quando milioni di persone, ancora appesantite dal pranzo del 25, si avvolgono nelle sciarpe dei loro club e sfidano il freddo pungente per andare allo stadio. È il Boxing Day.
Mentre la Serie A, la Liga e la Bundesliga tirano il fiato e mandano i giocatori in vacanza, il calcio inglese accelera. Il 26 dicembre non è solo una data sul calendario; è un barometro culturale, un mix di tradizione vittoriana, tribalismo sportivo e, sempre più, un colosso economico globale. Ma cosa rende questa giornata così speciale? E perché, nel 2025, ci troviamo di fronte a una svolta storica che potrebbe cambiarne per sempre la natura?

Le origini: La “scatola” e il derby di Sheffield

Per capire il Boxing Day calcistico, dobbiamo dimenticare per un attimo il pallone e guardare alla società vittoriana. Il termine deriva dalla “Christmas Box”, una scatola che i signori regalavano alla servitù il 26 dicembre. Dopo aver lavorato incessantemente il giorno di Natale per garantire i banchetti dei ricchi, ai domestici veniva concesso un giorno libero e un dono (soldi o avanzi del cibo) da portare alle proprie famiglie.
Con una massa di classe lavoratrice libera dagli obblighi e con qualche spicciolo in tasca, lo sport divenne il passatempo naturale. Non è un caso che la storia del calcio stesso si intrecci con questa data. Il 26 dicembre 1860, a Sheffield, si giocò la prima partita di calcio tra due club della storia: Sheffield F.C. contro Hallam F.C., il “Rules Derby”. Si giocò al Sandygate Road, ancora oggi il campo da calcio più antico del mondo. Quel giorno, nel fango di Sheffield, nacque una tradizione che dura da oltre 160 anni.

Quando si giocava a Natale (e perché abbiamo smesso)

Un errore comune è pensare che il 26 dicembre sia sempre stato il giorno del calcio. In realtà, fino agli anni ’50, il vero appuntamento era il giorno di Natale. Era prassi comune che le squadre giocassero il 25 dicembre e poi disputassero la gara di ritorno (spesso contro la stessa squadra!) il 26 dicembre.
Immaginate la scena: andate a messa, poi allo stadio, e infine a casa per il tacchino. Il Brighton & Hove Albion, per esempio, ha giocato il giorno di Natale ben 37 volte nella sua storia.
Perché questa tradizione è morta? Colpa (o merito) dei trasporti e delle luci. Con il declino dei treni e degli autobus il giorno di Natale e l’avvento dei riflettori che permettevano partite serali, il calendario si è “rilassato”. L’ultima partita di campionato giocata il 25 dicembre fu Blackpool contro Blackburn nel 1965. Da quel momento, tutta la passione compressa del Natale si è riversata sul Boxing Day.

Il mito del 1963: La grande abbuffata

Se chiedete a un inglese perché ama il Boxing Day, vi risponderà con una data: 1963.
Quell’anno, il 26 dicembre divenne leggenda. Le 10 partite della First Division produssero l’assurda cifra di 66 gol.
Il Fulham batté l’Ipswich Town 10-1. Il West Ham, con in campo futuri campioni del mondo come Bobby Moore, perse in casa 2-8 contro il Blackburn. Il Manchester United ne prese sei dal Burnley (6-1).
Fu un allineamento astrale irripetibile: campi ghiacciati, palloni pesanti che ingannavano i portieri e, probabilmente, difensori che avevano alzato troppo il gomito il giorno prima .
La cosa più incredibile? Due giorni dopo, nelle gare di ritorno, l’Ipswich (che aveva appena perso 10-1) batté il Fulham 4-2. Il Manchester United vinse 5-1. Questa schizofrenia di risultati è l’essenza del fascino festivo: la fatica e il caos rendono tutto possibile.

Il rituale moderno: Fuga, travestimenti e treni fantasma

Oggi, il Boxing Day assolve a una funzione sociale precisa: la “fuga legittimata”. Per molti tifosi, è la scusa perfetta per evadere dalle mura domestiche dopo 48 ore di parenti e cibo.
È un giorno di carnevale. Nelle serie minori e tra i tifosi in trasferta, vige la regola non scritta del Fancy Dress: migliaia di persone si presentano allo stadio vestite da Babbo Natale, da banana, da supereroe o da pinguino.
C’è però un paradosso tutto britannico. Mentre la Premier League spinge milioni di persone a muoversi, il sistema ferroviario nazionale si ferma quasi completamente. Andare in trasferta il 26 dicembre è un’odissea: autostrade bloccate e nessun treno. Eppure, gli stadi sono quasi sempre esauriti (97% di riempimento medio), a dimostrazione di una fede che supera ogni ostacolo logistico .

L’anno dell’anomalia: Il Boxing Day 2025

Tuttavia, anche le tradizioni più solide possono scricchiolare sotto il peso del denaro e della geopolitica del calcio. Il 2025 passerà alla storia come l’anno del “Boxing Day dimezzato” (anzi, decimato).
Per la prima volta nella storia moderna della Premier League, il 26 dicembre 2025 ci sarà una sola partita: Manchester United contro Newcastle United alle 20:00.
Dov’è finito il resto del programma? Spostato a sabato 27 dicembre.
Le cause sono una “tempesta perfetta”:
Il calendario: Il 26 cade di venerdì.

L’espansione UEFA: Le nuove Champions ed Europa League hanno intasato il calendario autunnale, costringendo a comprimere le partite.
La regola delle 60 ore: Per proteggere la salute dei giocatori, la lega cerca di evitare che le squadre giochino due volte in meno di 60 ore. Con un turno previsto per il 20-21 dicembre, incastrare tutto il 26 era impossibile per molti club .
I puristi gridano allo scandalo, vedendo nel “Venerdì vuoto” la morte della tradizione sacrificata sull’altare delle TV e delle coppe europee. La Premier League ha promesso che è un’eccezione, ma il segnale è chiaro: la tradizione non è più intoccabile.

Fisiologia vs Business: La battaglia degli allenatori

Mentre i tifosi amano il caos, gli allenatori lo odiano. Jürgen Klopp e Pep Guardiola sono stati per anni i capofila delle proteste contro la congestione natalizia. E i dati danno loro ragione: il periodo festivo vede un picco drammatico degli infortuni muscolari. La Premier League, non fermandosi mai, contribuisce a circa il 40% degli infortuni totali registrati nei maggiori campionati europei in inverno.
In Germania, la pausa invernale permette ai giocatori di rigenerarsi; in Inghilterra, si chiede loro di correre una maratona sprintando. Ma il Boxing Day è l’asset televisivo più prezioso della Premier League nel mondo. Quando tutti gli altri campionati sono spenti, gli occhi del pianeta (e i miliardi dei diritti TV) sono tutti sull’Inghilterra . Nessuno spegnerà quella telecamera, a costo di far giocare atleti esausti.

Il Boxing Day è una splendida contraddizione. È nato per dare riposo ai poveri ed è diventato una macchina da soldi per i ricchi. È un incubo logistico per chi viaggia e un rischio fisico per chi gioca, eppure rimane irresistibile.
Anche se il 2025 ci offrirà un programma ridotto all’osso, il fascino rimarrà intatto. Perché, in fondo, il Boxing Day non riguarda solo i 90 minuti. Riguarda l’aria gelida, il panino mangiato di fretta fuori dallo stadio, e la sensazione condivisa di essere parte di una tribù che, mentre il mondo riposa, sceglie di cantare sotto la pioggia.

Giulio Ceraldi

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