I nostri piu cari auguri

C’è un momento preciso, mentre la città si veste a festa e i vicoli di San Gregorio Armeno diventano impraticabili fiumi di vita, in cui il tifoso del Napoli si ferma. Smette di calcolare i punti di distacco dalle milanesi, smette di analizzare i movimenti della difesa a tre di Antonio Conte e, semplicemente, respira.
Questo Natale 2025 arriva con un sapore particolare. Ha il retrogusto ferroso del sangue di una ferita recente – quella sconfitta in campionato contro il Bologna che ci ha fatto tremare – ma soprattutto ha il sapore dolce, quasi inebriante, di una vendetta consumata fredda, anzi, caldissima, nel deserto di Riyadh.
Scrivere su Il Ciuccio sulla Maglia del Napoli significa andare oltre la cronaca. Significa scavare nel perché una Supercoppa Italiana vinta il 22 dicembre valga molto più di un trofeo in bacheca. Significa capire che questo Natale, più di ogni altro, è la celebrazione perfetta del nostro simbolo. Non il Cavallo, ma il Ciuccio. E vi spiego perché.

La dissonanza del cavallo e la verità di Fichella

Per capire il presente, per capire la gioia rabbiosa con cui David Neres ha bucato due volte la rete del Bologna in Supercoppa, dobbiamo fare un passo indietro di quasi un secolo.
Dobbiamo tornare a quel 1926, quando l’Associazione Calcio Napoli scelse, con un atto di superbia quasi aristocratica, di rappresentarsi con un Cavallo Rampante. Volevamo essere nobili. Volevamo essere il “Corsiero del Sole”, simbolo della dinastia borbonica, indomabili e fieri.
Ma il calcio, come la vita a Napoli, non perdona la presunzione. Quel campionato fu un disastro, un calvario agonistico tale che i napoletani, con quella genialità che ci contraddistingue, decisero che quel cavallo non esisteva. Esisteva solo l’asino di Don Domenico Ascione, detto “Fichella”, il venditore di fichi del Rione Luzzatti. Si diceva che quell’asino avesse “trentatré piaghe” e la coda marcia (‘a coda fraceta). Era un animale sofferente, stanco, malato.
Eppure, quell’asino non si fermava.
Ecco, cari lettori, il senso profondo di questi auguri. Se avessimo vinto tutto facilmente, se fossimo primi con dieci punti di distacco, saremmo il Cavallo Rampante: belli, perfetti, ma forse un po’ distanti dalla realtà della nostra gente. Invece, questo dicembre 2025 ci ha regalato la narrazione perfetta del Ciuccio.
Siamo caduti. Le “piaghe” si sono fatte sentire quando abbiamo perso 0-1 contro il Bologna in campionato, scivolando al terzo posto e sentendo il fiato sul collo della Roma. Abbiamo sentito il dolore della critica, il dubbio che serpeggiava.
Ma come l’asino di Fichella, non siamo morti. Ci siamo rialzati, abbiamo viaggiato fino in Arabia Saudita e, contro lo stesso avversario che ci aveva umiliato, ci siamo presi la Coppa.
Questa è la resilienza. Questa è l’identità che celebriamo oggi.

Analisi di una rinascita: Il “Teorema Neres”

Dal punto di vista tecnico, quello che Antonio Conte ha costruito in questa finale è un capolavoro di gestione nervosa. Se il blog si occupa di analisi, non possiamo ignorare il dato tattico: la squadra ha accettato di soffrire.
In campionato, contro il Bologna, eravamo stati leziosi. In Supercoppa, siamo stati cinici. La doppietta di David Neres – un gol per tempo, chirurgici – non è solo statistica. È la dimostrazione che questa squadra ha imparato la lezione più difficile per chi indossa la nostra maglia: l’estetica senza “cazzimma” è vanità.
Neres, in questo contesto, diventa l’emblema del nuovo corso. Un giocatore che unisce la fantasia brasiliana alla concretezza richiesta da Conte.
Il tecnico ha parlato chiaro: “Siamo qui perché ce lo siamo guadagnato, non per invito”. Ha ricordato a tutti, soprattutto ai rivali del Nord, che lo Scudetto cucito sul petto non è un ornamento, ma un avvertimento.

Un Natale globale: Dai vicoli a New York

Mentre scriviamo queste righe, il pensiero va anche alla nostra incredibile comunità all’estero. Il Ciuccio sulla Maglia del Napoli non è solo un diario locale, è un punto di connessione.
Leggere che a New York, il Napoli Club ha ironizzato creando i finti biscotti “BisScott” con la faccia di Scott McTominay (il “frollino dei campioni”), ci strappa un sorriso e ci riempie di orgoglio.
McTominay, scozzese di nascita ma napoletano d’adozione per grinta e cuore, incarna quella fusione culturale che rende il Napoli unico. Sapere che i nostri fratelli a Londra, a Buenos Aires o a Toronto hanno festeggiato questa Supercoppa con la stessa intensità con cui si è festeggiato a Napoli, ci ricorda che la “Maglia” non ha confini.
È la “festa globale” di cui spesso parliamo nelle nostre analisi. Non è solo tifo, è appartenenza. E in un mondo sempre più frammentato, sentirsi parte di un corpo unico – un corpo che soffre come un asino e gioisce come un re – è il regalo più bello che potessimo ricevere.

Il terzo posto e la stella polare

Non nascondiamoci dietro un dito, o dietro una Coppa. La classifica di Serie A ci vede terzi, all’inseguimento di Inter e Milan. Per molti, questo è motivo di ansia. Per noi de Il Ciuccio sulla Maglia del Napoli, è benzina.
Il Natale è, per definizione, la festa dell’attesa. Si aspetta la nascita, si aspetta la luce.
La nostra attesa è quella di una rimonta. Il Presidente De Laurentiis, nel suo messaggio di auguri, ha invitato a “continuare a sognare”. E ha ragione. Perché un Ciuccio che insegue è molto più pericoloso di un Cavallo che si sente già arrivato.
Abbiamo chiuso il 2025 con un trofeo alzato al cielo. Abbiamo “pareggiato i conti” con il destino e con il Bologna. Ora, mentre le luci si spengono e ci sediamo a tavola con le nostre famiglie, sappiamo che gennaio porterà nuove battaglie. Ma le affronteremo con la consapevolezza di chi ha già dimostrato di saper cadere e risorgere in meno di una settimana.

Buon Natale, Testardi

Concludo questo editoriale natalizio guardando il Presepe.
Cercatelo bene, l’asinello. È lì, vicino al bue, a riscaldare la scena più importante della storia. Non è un animale da guerra, non ha bardature d’oro. È umile, è solido, è essenziale.
È l’animale che ha portato Maria. È l’animale che rappresenta noi.
A tutti i lettori de Il Ciuccio sulla Maglia del Napoli, a chi commenta le nostre analisi tattiche alle tre di notte, a chi non è d’accordo con le pagelle ma le legge lo stesso, a chi vive lontano e cerca in questo blog un pezzo di casa: Buon Natale.
Che queste feste vi portino la stessa gioia esplosiva del secondo gol di Neres.
Che possiate avere la tenacia di Conte e la generosità di McTominay.
Ma soprattutto, che possiate essere orgogliosamente “Ciucci”: testardi, resistenti, innamorati.
La Supercoppa è nostra. Il futuro, se ci mettiamo questo cuore, anche.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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