La nostra locandina

Martedì 28 ottobre, alle 18:30, i riflettori dello Stadio Via del Mare illumineranno una sfida che racchiude un netto contrasto di ambizioni, stati d’animo e destini. Da una parte il Napoli di Antonio Conte, campione d’Italia in carica, che arriva nel Salento non solo da capolista, ma cavalcando l’onda emotiva di una vittoria per 3-1, tanto fondamentale quanto autoritaria, contro i rivali diretti per il titolo dell’Inter. Un successo che ha interrotto una preoccupante flessione, culminata con la storica umiliazione per 6-2 subita in Champions League per mano del PSV Eindhoven. Dall’altra parte, il Lecce di Eusebio Di Francesco, impantanato al sedicesimo posto in classifica e invischiato nella lotta per non retrocedere, reduce dalla demoralizzante sconfitta esterna per 3-2 contro l’Udinese.
Sulla vittoria contro l’Inter, però, si allunga un’ombra pesante: quella del grave infortunio occorso al talismano creativo e capocannoniere della squadra, Kevin De Bruyne. Il fuoriclasse belga ha subito una “lesione di alto grado” al bicipite femorale pochi istanti dopo aver trasformato il rigore del vantaggio, un infortunio che lo terrà lontano dai campi per diversi mesi. Questo evento drammatico pone l’interrogativo centrale dell’incontro: la forza collettiva del Napoli sarà in grado di compensare la perdita della sua stella più luminosa? La trasferta di Lecce fornirà le prime, decisive risposte.

La rinascita partenopea

La vittoria per 3-1 contro l’Inter è stata molto più di tre punti. È stata una risposta veemente alle critiche, una dimostrazione di forza che ha zittito i dubbi emersi dopo un periodo difficile. Il successo è stato costruito su giocate di altissima classe: il rigore glaciale di De Bruyne, la “conclusione oltraggiosa” di Scott McTominay e la splendida azione personale di André-Frank Zambo Anguissa. Questa vittoria ha permesso al Napoli di riconquistare la vetta della Serie A, un segnale inequivocabile lanciato a tutte le contendenti.
Tuttavia, il costo di questo trionfo è stato altissimo. L’immagine di De Bruyne che lascia il campo in lacrime ha inevitabilmente smorzato l’entusiasmo. L’evento ha trasformato una vittoria esaltante in una vittoria di Pirro, sollevando interrogativi sulla sostenibilità delle ambizioni del Napoli senza il suo principale architetto. Dal punto di vista psicologico, il successo è stato fondamentale per superare il trauma della disfatta di Eindhoven e della precedente sconfitta in campionato contro il Torino. Le parole di McTominay, che si è imposto come “la voce della ragione” dopo il 6-2 subito dal PSV, dimostrano la presenza di una leadership solida all’interno dello spogliatoio.

Il motore tattico di Conte a un bivio

L’assenza di De Bruyne, unita a quella di Lukaku, costringe Conte a una profonda riflessione tattica. Il vuoto lasciato dal belga apre nuovi scenari. Il ruolo di Scott McTominay, MVP della scorsa Serie A, diventerà ancora più centrale. Utilizzato finora in una posizione più larga a sinistra nel 4-1-4-1 per fare spazio a De Bruyne , lo scozzese sarà probabilmente riportato nel cuore del centrocampo, dove la sua fisicità e capacità di inserimento potranno esprimersi al meglio. Il fardello della creatività dovrà essere redistribuito: giocatori come Elif Elmas e gli esterni, come Matteo Politano e il neo-acquisto Noa Lang, dovranno fare un passo avanti.
L’assenza di De Bruyne potrebbe costringere Conte ad abbandonare il suo recente esperimento con un trequartista puro e a tornare a un modello tattico più tradizionale, basato sulla predominanza fisica e sul gioco sulle fasce. La formazione prevista suggerisce un centrocampo più operaio e muscolare, con Gilmour, Anguissa e McTominay. Si tratterebbe di un ritorno a un canovaccio “classico” di Conte: struttura, fisicità e gioco di fascia al posto del genio creativo individuale.

L’enigma del rendimento in trasferta

La stagione del Napoli è caratterizzata da una bizzarra anomalia: la squadra è in testa alla classifica , ma ha perso le ultime quattro partite consecutive giocate in trasferta in tutte le competizioni. I numeri evidenziano una fragilità difensiva preoccupante lontano dal Maradona: il Napoli subisce gol da nove partite consecutive in totale e da cinque trasferte di fila. La trasferta di Lecce diventa quindi un esame critico per la tenuta psicologica della squadra, per capire se la vittoria contro l’Inter ha davvero esorcizzato i demoni da viaggio.

I salentini di Di Francesco – Una lotta per ogni punto

La situazione del Lecce è precaria. La squadra occupa il sedicesimo posto con soli 6 punti raccolti in 8 partite, un bottino inferiore a quello registrato allo stesso punto della stagione in tre delle ultime quattro annate di Serie A, compresa quella della retrocessione. Il momento di forma è negativo, con una sola vittoria nelle ultime nove partite disputate. A complicare le cose c’è un rendimento casalingo disastroso: il Lecce ha vinto una sola partita di campionato al Via del Mare in tutto il 2025, rimanendo a secco di gol in ben nove di queste occasioni.

Un attacco spuntato

Il problema principale del Lecce è un attacco anemico. Il dato più emblematico riguarda il centravanti titolare, Nikola Stulic, che non ha effettuato un singolo tiro nello specchio della porta nelle ultime sei partite consecutive di Serie A. La squadra ha segnato appena 7 gol in 8 partite di campionato. Questa impotenza offensiva suggerisce quale sarà la probabile strategia del Lecce: un blocco difensivo basso e compatto, volto a frustrare i campioni d’Italia e a sperare in un’occasione in contropiede.

I duelli decisivi e le formazioni

La situazione in casa Napoli è particolarmente complessa, con numerose assenze di peso che costringeranno Conte a ridisegnare la squadra.

Le probabili formazioni

Le battaglie chiave si giocheranno a centrocampo, dove la potenza fisica di McTominay e Anguissa cercherà di scardinare il blocco difensivo del Lecce e sulle fasce, dove la spinta di Politano e Spinazzola sarà l’arma principale per creare occasioni da gol.

Una storia di dominio

I precedenti storici pendono in modo schiacciante a favore del Napoli. I partenopei sono imbattuti negli ultimi sei scontri diretti, con un bilancio di quattro vittorie e due pareggi. Il dato più impressionante riguarda il rendimento del Napoli proprio al Via del Mare, dove ha vinto le ultime cinque trasferte consecutive. A questo si aggiunge la solidità difensiva mostrata in questi confronti: il Napoli ha mantenuto la porta inviolata nelle ultime quattro sfide contro il Lecce, una statistica cruciale che si sposa perfettamente con le attuali difficoltà offensive dei salentini.

Il pronostico

Da un lato, lo slancio positivo del Napoli derivante dalla vittoria contro l’Inter; dall’altro, il pesante handicap delle assenze e il pessimo rendimento in trasferta. Si contrappone la disperata ricerca di punti del Lecce con la sua cronica mancanza di qualità offensiva e il suo terribile record casalingo.
L’elemento decisivo, tuttavia, risiede nell’enorme divario di qualità individuale e di organizzazione tattica. Anche con le numerose assenze, il Napoli possiede un potenziale troppo superiore perché il Lecce possa realisticamente colmarlo. L’incapacità del Lecce di segnare è la sua debolezza critica, una falla che la difesa del Napoli, nonostante le recenti amnesie, dovrebbe essere in grado di gestire. La storia recente degli scontri diretti non fa che confermare questa tesi.
La vittoria dei partenopei sarebbe il risultato che riflette il controllo che ci si attende dal Napoli e la sua superiorità, pur tenendo conto che l’attacco partenopeo potrebbe essere meno esplosivo senza le sue principali fonti creative.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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