La partita di Marco Melissa

Presentazione

– Nonostante tutto. Si deve continuare a marciare a testa bassa.

Per il Napoli non è una delle soluzioni da adottare ma un imperativo categorico. Nonostante la delusione di sette giorni fa, forte e di reiterata amarezza. Nonostante i numerosi rimorsi per i punti persi per strada. Nonostante una non costanza di risultati quasi esclusivamente davanti al proprio pubblico. Nonostante questo andamento che palesa qualcosa di enigmatico… Insomma, nonostante tanti dubbi, gli azzurri sono lì, tra le big di classifica. Una posizione che è anche sinonimo di incertezza, da leggere sia in termini di rendimento che sul piano tattico: ben quadrati e convincenti in trasferta, indecisi e talvolta disorientati in casa. Ora, però, non c’è tempo per fare paragoni tra la performance di Bergamo e quella contro i viola. Tra poche ore arriva la Roma. I giallorossi arrivano nel loro momento migliore, a valle di una lunga serie di buone prestazioni ma, soprattutto, di risultati positivi che la tengono ben dentro l’Europa League ed a ridosso dell’alta classifica. Mourinho ha esperienza, non si può negarlo. Motivi per spingersi oltre i propri limiti ordinari dovrebbero essere il diktat prioritario degli azzurri, con i tifosi che, a questo punto, si aspettano di vedere anche gli straordinari. Ma procediamo con ordine e passiamo all’analisi dello status delle contendenti al Diego Armando Maradona.

NAPOLI ai blocchi di partenza

– Contraddizione e verità. Cucire queste due parole sul Napoli è doveroso proprio per le sue qualità.

Quando si sbaglia, vengono a galla tanti particolari; è quello che è accaduto e che accade ancora in questa stagione per gli azzurri. Al di là di sistemi di gioco e relativa applicazione delle varianti di modulo, intravedere qualcosa di non nitido nel centrocampo del Napoli non è un esercizio di esasperato tatticismo, ma la constatazione di una realtà palesata più volte dai vari rendimenti tutt’altro che positivi. In che modo? Presto detto. Siamo lì tra le big ed abbiamo il dovere di lottare al massimo delle nostre possibilità; è necessario, però, cambiare, finanche stravolgere, se la situazione lo richiede, l’impostazione generale della squadra. Forzare la coesistenza di Zielinski con alcuni compagni di mediana come Fabian Ruiz o Lobotka, oppure utilizzare solo i lanci lunghi per ottenere il massimo da Osihmen non sempre portano alla migliore soluzione. Si può superare la dipendenza da Victor, o quanto meno limitarla, modificando il triangolo rovesciato d’attacco nei suoi personaggi, anche inserendo Lozano e Demme, sempre pronti a supportare la causa. Ma è un fattore psicologico, non solo tecnico-tattico: a volte cambiare in corsa smuove le acque ma, soprattutto, gli animi, a maggior ragione quando sei al centro di un momento no. Contenere il gioco avversario è una soluzione che spesso riesce, creare densità come ostacolo alle linee mediane opposte risulta preciso; poi, però, è necessario salire, avanzare il baricentro, non fossilizzare il gioco, come spesso si è visto, in sterili uno-due a centrocampo e poco più. La Roma è l’ulteriore test di rito per saggiare le proprie volontà, la motivazione a rendere oltre il massimo. Spalletti deve reinventare, con molta probabilità, la complicità tra il rientrante Anguissa e Lobotka. Statisticamente se la mediana lavora bene, andrà a costituire il serbatoio ideale per Zielinski, Insigne e Politano, che dovrebbero partire sin dall’inizio come spalle di Osihmen. In difesa nessuna novità, con Ospina tra i pali, coppia centrale con Rrahmani e Koulibaly, e Zanoli e Rui sugli esterni.

ROMA ai blocchi di partenza

– Momento Special.

La Roma corre. Mourinho corre: lo Special One sta raccogliendo i frutti di tanti esperimenti e scelte tecnico-tattiche a volte discutibili, ma efficaci negli ultimi tempi. Inanellare undici risultati utili consecutivi non è un caso, cosi come non è una passeggiata diventare, in questo stesso lasso di impegni, l’unica squadra imbattuta e capace di fare pure più punti di tutti (25). I numeri parlano da soli. L’ultima prestazione con il Bodo ne è l’ulteriore prova. Forse il gioco soffre di qualche lieve sbavatura ma il Napoli dovrà ricorrere a tante soluzioni per scardinare i diktat giallorossi. Il 3-5-2 del tecnico portoghese sta funzionando, ma la marcia in più è soprattutto nell’approccio alle fasi, sia di possesso che di interdizione. Tanta aggressività sui portatori di palla avversari e chiusura totale delle linee di passaggio orizzontali a centrocampo: i primi due elementi distintivi di quest’ultima Roma parlano una lingua diversa rispetto a qualche tempo fa. In questo momento Cristante e Pellegrini sono in gran forma, Mkhitaryan è praticamente un tuttofare (utile eventualmente alla causa anche Oliveira); è un trio, in sostanza, che garantisce soluzioni sempre pericolose, anche agevolate da un pressing alto asfissiante e da un gran lavoro tattico degli esterni Karsdorp e Zalewski. In avanti Zaniolo ed Abraham creeranno non pochi grattacapi alla difesa azzurra: due talenti sempre pungenti e dal gran fiuto offensivo. In difesa giallorossa, con il solito Rui Patricio tra i pali, si rivedrà Mancini al fianco di Smalling ed Ibanez.

In sintesi

– Determinazione. Nessuna incertezza.

Per il Napoli è l’ennesimo momento per far tacere tante efebiche voci che sollevano dubbi sulla propria personalità, soprattutto davanti ai propri tifosi. Per Spalletti è l’occasione per spegnere ancora una volta tanti dubbi interpretativi sul suo gioco fluido e relativa capacità di adattamento ai momenti gara-avversario. La sintesi di tanti polveroni è tutta da concentrare in questa Roma di Mourinho: i giallorossi arrivano di gran corsa e sono temibili su ogni fronte. Necessaria, in buona sostanza, una lettura, anche una rilettura dei canoni azzurri; anche se parlassimo sul campo a canoni inversi, con meno verticalizzazioni e più pressing, tutto deve andare nella direzione della qualità di gioco, della semplicità delle soluzioni. A testa bassa…

Come sempre, Avanti Azzurri, avanti…

Marco Melissa

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