​LA QUESTIONE STADIO

Ieri la notizia è rimbalzata un pò da tutte le parti.
Mark Zucherberg, ideatore e proprietario del social network più famoso del mondo, Facebook, vuole entrare nel calcio. E precisamente sarebbe interessato agli Spurs di Londra (Tottenham Hotspur FC ndr). Questo dopo aver chiuso un accordo con Fox Sports per la trasmissione, in America ed in streaming su Facebook, appunto, di alcune partite di Champions League della prossima stagione.

Ci sarebbe anche una cifra relativa all’offerta per rilevare il club a nord di Londra e si aggirerebbe sugli 1.1mld di sterline (€1.244mln al cambio attuale).

Daniel Levy, “chairman” del club londinese, avrebbe già rimandato l’offerta al mittente. Giudicata ben al di sotto del reale valore del “pacchetto Spurs”, asset inclusi.

Ecco. Gli asset.

Quali sono gli attuali asset della SSC Napoli?

A conti fatti, nessuno.

Al di là del valore aleatorio del parco giocatori, al momento valutabile intorno ai 400/450 mln, la società di Aurelio De Laurentiis non possiede altro.

È di questi giorni l’intenzione (tra le tante) del patron azzurro di costruire la cittadella del Napoli nella zona ex Italsider di Bagnoli.

Palazzo San Giacomo ha già fatto sapere che non se ne farà nulla. Ci sono progetti di destinazione dell’area ben diversi da questo.

Altre idee riguardanti aree da destinare al nuovo stadio, come l’area di Ponticelli, sono state accantonate da tempo. Idee durate il battito d’ali d’una farfalla.

Dopo ripetuti incontri poco fruttuosi tra SSC Napoli e Comune di Napoli quest’ultimo ha deciso di proseguire da solo nel “maquillage” dello Stadio San Paolo.

Prestito di circa €20 mln al credito sportivo e lavori che comprenderanno la ristrutturazione completa dei bagni, sostituzione dei seggiolini e smontaggio della struttura di copertura del catino (datata “Italia 90”) sostituendola con una tensostruttura.

La “querelle” stadio, tra De Laurentiis e De Magistris, si trascina ormai da anni.

Sostanzialmente Aurelio vorrebbe il San Paolo in destione d’uso per 99 anni (questa è la formula) per una cifra pressoché simbolica. 

Giggino vorrebbe mantenere lo status quo, avocando il diritto ad usare lo stadio anche per eventi extra-calcistici.

Ora, è innegabile che la posizione del San Paolo è strategica dal punto di vista logistico (tralasciando per un attimo l’aspetto simbolico ed affettivo del luogo).

Uscita della tangenziale (e conseguente accesso all’autostrada) già in essere, per servire il quartiere (Fuorigrotta ndr) e, appunto, lo stadio. Stazione della metropolitana letteralmente a quattro passi. Parcheggi da potenziare ma, con una politica seria di trasporti pubblici, in controtendenza con lo sfacelo attuale di ANM, si potrebbe creare un serio indotto per invogliare il tifoso a lasciare la macchina a casa (o comunque parcheggiarla non necessariamente a Fuorigrotta).

La domanda è: di fronte ad una concreta offerta di acquisto (diciamo, allo stato dell’arte, non al di sopra dei sessanta milioni di euro – il valore del cartellino di un “top player” – e nemmeno dei migliori) potrebbe, il Sindaco, continuare a rispondere picche, considerando anche lo stato delle casse comunali?

Certo, poi ci sarebbe da riqualificare l’intera area adiacente lo stadio, creare quelle infrastrutture che renderebbero più piacevole l’intera esperienza di andare a vedere giocare il Napoli.

Ovviamente De Laurentiis non può, allo stato attuale del pur sanissimo bilancio della SSC Napoli, caricarsi del peso di tutte queste operazioni da solo. Sicuramente la riqualificazione dell’area antistante lo stadio sarebbe a carico del Comune che, in questo caso, dovrebbe mostrare la buona volontà di voler collaborare a portare finalmente la squadra della città nel terzo millennio.

De Laurentiis, dal canto suo, dovrebbe cercare partners finanziariamente solidi per non accollarsi da solo tutte le spese di acquisto e ristrutturazione (vera ndr) del San Paolo.

Cosa importa se invece di chiamarlo San Paolo si chiami “Pinco Pallino”, con pubblicità, schermi giganti e diavolerie varie per sponsorizzare questo o quel prodotto.

È il presente e il futuro del calcio. Così come l’autoproduzione e conseguente vendita dello stesso prodotto calcio. 

Ma per questo il football italiano ed europeo in genere non sono ancora pronti.

Magari tra qualche anno.

Un passo alla volta.
Giulio Ceraldi
Giulio Ceraldi Official
#ForzaNapoliSempre

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