​AURELIO E LE BUCCE

È più forte di lui. L’incontinenza verbale del presidente della SSC Napoli è qualcosa da consegnare ai posteri come un caso di psicanalisi dalle molteplici sfaccettature.
È la sua capacità di creare tempeste da cieli azzurri ed acque calmissime che lascia esterefatti.

Anche stavolta, durante la cena di commiato alla sua squadra e alla vigilia dell’ultimo impegno di campionato, Aurelio De Laurentiis ha voluto donare agli astanti, tra le braccia del magazziniere “coffe-maker” più famoso della Serie A, una delle sue celeberrime filastrocche. 

Ed è durante questa esibizione che si è lasciato andare a qualche battutina di troppo sull’estremo difensore partenopeo (al secolo Pepe Reina) che, insieme alla sua consorte, non l’ha presa affatto bene esternando, a sua volta, su Twitter, con una citazione sibillina, tutto il suo disappunto.

Ora, che Reina non possa pretendere di essere anche nella prossima stagione titolare inamovibile della porta azzurra lo sanno anche le pietre.

Come già scritto su queste pagine alcuni mesi fà, Pepe non ha più quella reattività, quella esplosività negli interventi che è condizione necessaria per chi vuole essere portiere ai massimi livelli.

Resta uno dei migliori interpreti, nel suo rBuolo, nel gestire il pallone coi piedi e riavviare l’azione di gioco.

Altra faccenda è quando si tratta di usare gli arti superiori con l’ausilio del famoso colpo di reni. È lì che gli anni si fanno sentire.

C’è chi è avanti negli anni e riesce a mantenersi tonico e reattivo. Ma questi sono doni. Non li compri al supermercato.

Che sia l’attuale portiere della Roma o quello dell’Empoli ad affiancare lo spagnolo tra i pali, il Napoli non può permettersi un’altra stagione (quella della consacrazione di questa squadra – ci auguriamo) senza una vera alternativa al portiere madrileno.

Che la dirigenza non voglia rinnovargli il contratto (in scadenza nel 2018) è adesso cosa nota. E non ci vedo nulla di scandaloso. È una scelta. Anche legittima.

Ma i modi contano.

E proprio perché lo stesso presidente ama scherzosamente chiamare Pepe “il sindacalista” della squadra (ricordo che a lui fù permesso di twittare una frase a favore della squadra, all’indomani della “perla presidenziale” della notte di Madrid, quando il silenzio stampa era già stato ufficializzato dal club) che non andrebbe sottovalutato l’eventuale effetto a catena che potrebbe innrscarsi nel “clan degli spagnoli” del Napoli.

Aurelio De Laurentiis è un nostalgico delle atmosfere da borgata che, probabilmente, resistono soltanto nelle pellicole dei vari Rugantino o Marchese del Grillo.

Ma nel calcio 3.0 di oggi non c’è spazio per queste “boutade” patronali.

Allora, bisogna che qualcuno apra la mente del presidente sui metodi comunicativi che lui sceglie di avere coi suoi tesserati. Anche nelle cenette “dé noàntri” alle quali lui ama presenziare.

Questo Napoli è una macchina da guerra.

Non costruiamo Cavalli di Troia per il “nemico”.

Niente “tafazzismo”, please.
Giulio Ceraldi
#ForzaNapoliSempre

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